Account WhatsApp utilizzati per chiedere denaro ai propri contatti, nessun dispositivo sconosciuto apparentemente collegato e, in alcuni casi, nessuna azione compiuta dalla vittima. Le recenti segnalazioni italiane riaccendono l’attenzione sugli attacchi “zero-click” contro gli smartphone Apple. Vediamo cosa sappiamo realmente e quali precauzioni adottare.
Negli ultimi giorni sono emerse in Italia nuove segnalazioni riguardanti account WhatsApp utilizzati da soggetti non autorizzati per contattare amici e conoscenti delle vittime, spesso con richieste urgenti di denaro.
L’aspetto più preoccupante è che alcuni dei casi analizzati presentano caratteristiche diverse dalle comuni truffe WhatsApp: gli utenti riferiscono di non aver aperto link sospetti, non aver comunicato codici di verifica e non aver scansionato QR Code, mentre nella sezione “Dispositivi collegati” di WhatsApp potrebbe non comparire alcuna sessione sconosciuta.
Secondo la ricostruzione pubblicata il 27 agosto 2026 da Red Hot Cyber, alcuni casi sottoposti ad analisi forense in Italia mostrerebbero caratteristiche compatibili con scenari di compromissione più sofisticati.
Che cos’è un attacco “zero-click”?
Normalmente un attacco informatico richiede qualche forma di collaborazione involontaria della vittima: fare clic su un collegamento, aprire un allegato, installare un’applicazione o comunicare un codice ricevuto tramite SMS.
Negli attacchi zero-click, invece, può non essere richiesta alcuna interazione.
Una vulnerabilità presente nell’applicazione o nel sistema operativo può permettere a contenuti appositamente preparati di essere elaborati automaticamente dal dispositivo, sfruttando una falla prima ancora che l’utente abbia la possibilità di intervenire.
Ed è proprio per questo motivo che gli zero-click rappresentano una delle categorie di attacco più insidiose.
Il precedente documentato da WhatsApp e Apple
La possibilità tecnica di attaccare WhatsApp su iPhone senza interazione dell’utente non è soltanto teorica.
Nel 2025 WhatsApp ha documentato ufficialmente la vulnerabilità CVE-2025-55177.
Il problema riguardava la gestione dei messaggi di sincronizzazione dei dispositivi collegati e, secondo WhatsApp, poteva consentire a un soggetto non correlato alla vittima di provocare sul dispositivo l’elaborazione di contenuti provenienti da un URL arbitrario.
WhatsApp ha inoltre dichiarato che questa vulnerabilità, utilizzata insieme alla vulnerabilità Apple CVE-2025-43300, potrebbe essere stata sfruttata in un attacco sofisticato contro utenti specificamente selezionati.
Le versioni allora interessate erano:
- WhatsApp per iOS precedenti alla 2.25.21.73;
- WhatsApp Business per iOS precedenti alla 2.25.21.78;
- WhatsApp per Mac precedenti alla 2.25.21.78.
La vulnerabilità WhatsApp è stata successivamente corretta.
La vulnerabilità di iPhone
La seconda parte della catena riguardava direttamente i sistemi Apple.
La vulnerabilità CVE-2025-43300 era presente nel componente ImageIO, utilizzato dai sistemi Apple per elaborare immagini.
Apple ha confermato che l’elaborazione di un file immagine appositamente predisposto poteva provocare una corruzione della memoria e ha dichiarato di essere a conoscenza di una segnalazione secondo cui la vulnerabilità sarebbe stata utilizzata in un “attacco estremamente sofisticato contro individui specifici”.
Apple ha corretto il problema, tra le altre versioni, con iOS 18.6.2 e iPadOS 18.6.2.
Correzioni sono state distribuite anche per altre generazioni di dispositivi Apple e versioni precedenti di iOS.
Meno di 200 utenti furono avvisati da WhatsApp
L’incidente del 2025 non fu una compromissione indiscriminata di milioni di account.
Meta confermò che meno di 200 utenti WhatsApp avevano ricevuto una notifica relativa alla campagna, mentre Amnesty International Security Lab la descrisse come una campagna spyware avanzata.
La combinazione delle due vulnerabilità avrebbe permesso di colpire il dispositivo senza richiedere alla vittima di aprire un collegamento.
Si trattava quindi prevalentemente di un attacco mirato e tecnologicamente molto avanzato.
E i nuovi casi italiani del 2026?
Qui è importante fare una distinzione.
Le vulnerabilità CVE-2025-55177 e CVE-2025-43300 sono state corrette nel 2025 e non devono essere presentate come vulnerabilità ancora aperte sui dispositivi correttamente aggiornati.
Le recenti segnalazioni italiane mostrano però alcune caratteristiche interessanti: account apparentemente integri utilizzati per inviare richieste di denaro, assenza di dispositivi sconosciuti nella normale schermata di WhatsApp e casi nei quali non risulterebbero le classiche azioni necessarie per rubare un account.
Secondo le ricostruzioni disponibili, alcune analisi forensi avrebbero inoltre evidenziato eventi anomali di sincronizzazione delle sessioni WhatsApp.
Non è tuttavia corretto, allo stato delle informazioni pubblicamente disponibili, affermare che tutti i nuovi casi italiani siano certamente provocati dalla stessa vulnerabilità del 2025.
Potremmo trovarci davanti a una variante dello stesso schema, a una diversa vulnerabilità, a una tecnica di compromissione della sessione oppure a più fenomeni sovrapposti.
Saranno necessarie ulteriori analisi tecniche da parte di Meta, Apple e dei ricercatori di sicurezza per avere una risposta definitiva.
Perché “Dispositivi collegati” potrebbe non bastare
Uno dei controlli normalmente consigliati quando si sospetta un accesso abusivo a WhatsApp è:
WhatsApp → Impostazioni → Dispositivi collegati
Il controllo rimane assolutamente consigliato.
Tuttavia, se la compromissione avviene sfruttando vulnerabilità dell’applicazione, del sistema operativo o dei meccanismi di sincronizzazione, non è necessariamente detto che venga visualizzata come una normale sessione WhatsApp Web o Desktop.
Per questo motivo l’assenza di dispositivi sconosciuti non costituisce da sola la prova che lo smartphone non sia stato compromesso.
La verifica in due passaggi rimane importante, ma non risolve tutto
Un altro aspetto da chiarire riguarda l’autenticazione a due fattori.
Attivare la verifica in due passaggi di WhatsApp è fortemente raccomandato, perché rende molto più difficile il classico furto dell’account tramite codice SMS.
Ma un attacco che sfrutta direttamente una vulnerabilità software opera a un livello differente.
La presenza del PIN di verifica può quindi proteggere contro molti tentativi di acquisizione dell’account, ma non può essere considerata una protezione assoluta contro una vulnerabilità zero-click.
Cosa devono fare gli utenti iPhone
La prima difesa è sorprendentemente semplice: aggiornare.
WhatsApp stessa raccomanda agli utenti di mantenere l’applicazione aggiornata attraverso gli store ufficiali e di installare gli aggiornamenti del sistema operativo appena disponibili.
Consigliamo quindi di:
- Aggiornare iOS all’ultima versione disponibile per il proprio iPhone.
- Aggiornare WhatsApp dall’App Store.
- Attivare gli aggiornamenti automatici di iOS e delle applicazioni.
- Controllare periodicamente WhatsApp → Impostazioni → Dispositivi collegati.
- Attivare la verifica in due passaggi di WhatsApp.
- Configurare correttamente l’indirizzo email di recupero.
- Utilizzare, quando disponibile, una passkey per aumentare ulteriormente la protezione dell’account.
- Non comunicare mai a terzi codici di verifica ricevuti tramite SMS o WhatsApp.
- Non approvare richieste di collegamento o autenticazione che non si riconoscono.
- Verificare telefonicamente qualsiasi richiesta insolita di denaro ricevuta tramite WhatsApp, anche quando proviene apparentemente da un familiare o da una persona conosciuta.
WhatsApp ha inoltre annunciato proprio nell’agosto 2026 un rafforzamento di alcune funzionalità di sicurezza dell’account, tra cui miglioramenti alla verifica in due passaggi e la possibilità di utilizzare più passkey.
Se un amico ci chiede improvvisamente denaro su WhatsApp
Questa è probabilmente la regola più importante per contrastare la conseguenza pratica di questo genere di attacco.
Se un familiare, collega o conoscente scrive improvvisamente:
“Ho bisogno urgentemente di un bonifico”
oppure chiede denaro, ricariche, codici o pagamenti insoliti:
non fidarsi esclusivamente dell’identità mostrata da WhatsApp.
Telefonare alla persona utilizzando il numero già presente nella propria rubrica o contattarla attraverso un secondo canale.
Cinque secondi di verifica possono impedire una frode.
Cosa fare se dal nostro WhatsApp partono messaggi che non abbiamo scritto
In questo caso non bisogna limitarsi a cancellare le conversazioni.
È opportuno:
- aggiornare immediatamente iOS;
- aggiornare WhatsApp;
- verificare i dispositivi collegati;
- cambiare la password dell’Apple Account;
- controllare i dispositivi associati all’account Apple;
- verificare email e numero telefonico associati a WhatsApp;
- avvisare immediatamente i propri contatti;
- non effettuare subito un ripristino del dispositivo se si intende richiedere un’analisi forense, perché potrebbero essere cancellate informazioni utili a ricostruire l’accaduto.
Nei casi aziendali o quando sul dispositivo sono presenti informazioni particolarmente sensibili è consigliabile coinvolgere un tecnico prima di procedere autonomamente.
Non significa che WhatsApp non sia sicuro
È altrettanto importante non trasformare l’episodio in un allarme generalizzato.
Le vulnerabilità software possono essere individuate praticamente in qualsiasi sistema complesso.
La CVE-2025-55177 è stata corretta da WhatsApp e la CVE-2025-43300 è stata corretta da Apple. Le aziende hanno inoltre pubblicato le relative informazioni di sicurezza.
Il problema più importante per l’utente comune rimane spesso un altro: continuare a utilizzare per mesi smartphone, sistemi operativi e applicazioni non aggiornati.
Gli aggiornamenti non servono soltanto a introdurre nuove funzioni: contengono continuamente correzioni per vulnerabilità che possono diventare note anche ai criminali informatici.
La sicurezza informatica passa anche dallo smartphone
Smartphone e applicazioni di messaggistica sono ormai strumenti di lavoro a tutti gli effetti.
Contengono email, documenti aziendali, autenticazioni, fotografie, contatti, conversazioni riservate e, sempre più spesso, consentono l’accesso ai sistemi informatici dell’azienda.
Per questo motivo la gestione della sicurezza mobile dovrebbe entrare a pieno titolo nelle politiche di cybersecurity aziendale.
Aggiornamenti, autenticazione multifattore, gestione dei dispositivi, backup e formazione degli utenti non sono più precauzioni opzionali.
Sono parte della sicurezza dell’intera organizzazione.
Sistemi Aziendali Srl
Sistemi Aziendali Srl affianca aziende e professionisti nella protezione delle infrastrutture informatiche, delle reti e dei dispositivi utilizzati quotidianamente.
La sicurezza informatica non significa soltanto installare un antivirus: significa ridurre la superficie di attacco, mantenere i sistemi aggiornati, controllare gli accessi e sapere come reagire quando qualcosa non torna.
In presenza di comportamenti anomali di smartphone, account aziendali o sistemi informatici, intervenire rapidamente può fare una differenza sostanziale.
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